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FURTO NEL PARCHEGGIO DELL'HOTEL

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Se subite il furto della vostra autovettura parcheggiata nell'area dell'hotel, avete diritto al rimborso.
La Corte d'Appello di Roma con la sentenza del febbraio 2012 ha esaminato il caso richiamando i principi consolidati della Corte di Cassazione e affermando che il contratto con cui un automezzo è affidato al gestore di pubblico parcheggio, senza che sia richiesto l'affidamento dell'autovettura ad una persona fisica, realizzandosi la consegna della stessa mediante l'introduzione dell'autoveicolo nell'apposita area, è un contratto atipico, per la cui disciplina occorre far riferimento alle norme relative al contratto di deposito, con conseguente obbligo del gestore di custodire l'automezzo e di restituirlo nello stato in cui gli è stato consegnato, valendo anche per l'albergatore.
E' stato, altresì, specificato che nel caso in cui il cliente, il quale raggiunga l'albergo con la propria autovettura e la ricoveri nel parcheggio dell'hotel al fine di proteggersi da sempre possibili furti, il parcheggio viene inteso come strumento di protezione del veicolo ed è un elemento non secondario dell'offerta dell'albergatore. Nel caso in esame, rileva che la finalità di custodia era manifesta nella dicitura contenuta nel depliant pubblicitario, "parcheggio con chiusura notturna" ove la sottolineatura della chiusura notturna è evidentemente diretta a sollecitare l'interesse della clientela a fruire della custodia del proprio veicolo.

Di seguito il testo della sentenza.
Corte d'Appello di Roma Sez. III, Sentenza del 22-02-2012

Svolgimento del processo e motivi della decisione
par. 1. - P.A. ha convenuto in giudizio XXXX gestore del Grand Hotel XXXXX, e ne ha chiesto condanna al risarcimento dei danni per il furto della propria autovettura VW Golf avvenuto mentre il veicolo era all'interno del parcheggio dell'albergo in data 14 luglio 2003.
La società convenuta ha resistito alla domanda.
par. 2. - Il tribunale ha accolto la domanda e condannato la società convenuta al risarcimento dei danni nella misura di Euro 15.000,00, oltre accessori e spese.
Ha ritenuto il tribunale che il materiale istruttorio raccolto non consentisse di dubitare dell'esistenza di un parcheggio all'interno dell'albergo, parcheggio all'ingresso del quale era quasi costantemente presente una persona che effettuava specifici controlli sulle persone che entravano nell'area. Ha aggiunto il primo giudice che, alla stregua delle prove disponibili, presso la reception dell'albergo veniva espressamente richiesta la consegna delle chiavi delle autovetture, chiavi che venivano custodite in un posto sottratto alla possibile vista del pubblico. Risultava inoltre dai depliant pubblicitari che l'albergo era dotato di parcheggio con chiusura notturna.
Su tali premesse il tribunale ha ritenuto che tra le parti fosse stato stipulato per fatti concludenti un contratto atipico di parcheggio, con conseguente obbligazione di custodia a carico della società convenuta.
Dopodiché la sentenza impugnata ha liquidato il quantum nella misura indicata.
par. 3. - Ha proposto appello XXXX S.r.l..
P.A. ha resistito all'impugnazione.
L'appello è stato posto in decisione all'udienza del giorno 22 febbraio 2012 ai sensi dell'articolo 281 sexies c.p.c., mediante lettura integrale della sentenza.
par. 4. - L'appello contiene i seguenti motivi:
i) il verificarsi del furto all'interno del parcheggio non sarebbe stato provato e le dichiarazioni rese in proposito dallo stesso attore sarebbero state contraddittorie;
ii) la teste G., moglie dell'attore sarebbe stata incapace di testimoniare, dovendosi presumere il regime patrimoniale di comunione;
iii) non era provata la circostanza della consegna delle chiavi alla reception;
iv) nessuno dei testi avrebbe confermato che il parcheggio fosse custodito, nell'esistenza della situazione di custodia era desumibile dal depliant in cui si parlava soltanto di parcheggio con chiusura notturna;
v) alla materia non poteva applicarsi l'articolo 1785 quinquies c.c., ne ricorrevano i presupposti per l'applicazione dell'articolo 1768 e, in ogni caso, il tribunale aveva omesso di valutare la colpa del danneggiato ex articolo 1227 c.c., avendo denunciato il furto solo il giorno successivo;
vi) non era provata l'entità del danno nella misura di Euro 15.000;
vii) il giudice aveva pronunciato oltre la domanda, avendo riconosciuto interessi compensativi e legali sulla sorte liquidate.
par. 5. - L'appello va respinto.
par. 5.1. - È anzitutto inammissibile l'eccezione concernente la titolarità del bene in capo al P., non risultando che essa fosse stata formulata in primo grado, con conseguente inammissibilità ai sensi dell'articolo 345 c.p.c. Il che esime dall'osservare che la fattura di acquisto del veicolo, prodotta in primo grado, unitamente alla copia del bonifico di pagamento, è documento sufficiente a comprovare la proprietà del medesimo per i fini di questo giudizio: e, in ogni caso, il P. ha in questa sede prodotto la visura del Pra da cui risulta la sua proprietà del bene.
Infondata è poi l'eccezione di incapacità a testimoniare della teste G., quale coniuge del P.: non risulta infatti che l'incapacità sia stata dedotta al momento dell'assunzione (ud. 25 maggio 2005, in sede di prova delegata) e, in ogni caso, l'appello non fa menzione della formulazione di siffatta eccezione dinanzi al primo giudice: va da sé che l'eventuale incapacità (peraltro insussistente, essendo sottoposti i coniugi al regime della separazione dei beni come da certificato prodotto in questa sede in replica al motivo di impugnazione formulato), ove vi fosse effettivamente stata, sarebbe rimasta sanata ai sensi dell'articolo 157 c.p.c. (tra le tante Cass. 16 maggio 2006, n. 11377).
Sulla base di tale testimonianza, che non trova smentita in alcun diverso elemento istruttorio, può dunque ritenersi provato che il furto vi sia stato e che esso sia stato preceduto dall'affidamento delle chiavi presso la reception dell'albergo: senza che rilevi alcunché l'orario preciso in cui il veicolo è stato parcheggiato, nel tempo intercorso prima che il furto abbia avuto luogo, né tantomeno che il furto sia stato denunciato il giorno successivo al suo verificarsi. Altrettanto può ritenersi che il parcheggio fosse presidiato da una persona che ne controllava gli ingressi, circostanza, questa, in definitiva pacifica, quantunque la società appellante abbia sostenuto che la persona aveva il solo compito di impedire il parcheggio di estranei.
Tali le circostanze di fatto rilevanti ai fini della decisione.
par. 5.2. - In diritto, è noto all'elaborazione giurisprudenziale in tema di contratto di parcheggio. La giurisprudenza ripete in prevalenza che il contratto con cui un automezzo è affidato al gestore di pubblico parcheggio - senza che sia richiesto l'affidamento dell'autovettura ad una persona fisica, realizzandosi la consegna della stessa mediante l'introduzione dell'autoveicolo nell'apposita area (Cass. 3 dicembre 1990, n. 11568, AGCSS, 1991, 208; RGCT, 1991, 205) - è un contratto atipico, per la cui disciplina occorre far riferimento alle norme relative al contratto di deposito, con conseguente obbligo del gestore di custodire l'automezzo e di restituirlo nello stato in cui gli è stato consegnato: "La "costante giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. 16 novembre 1979, n. 5959; Cass. 14 gennaio 1977, n. 189) e la prevalente dottrina hanno sempre ritenuto che in relazione al parcheggio delle autovetture, anche in autosilos, si deve parlare di contratto atipico per la cui disciplina occorre far riferimento alle norme relative al deposito. Ciò stato affermato anche in relazione ad una fattispecie che riguardava la stessa ricorrente ... (Cass. 25 maggio 1981, n. 1144). Il contratto comporta quindi l'affidamento del veicolo al gestore del parcheggio con l'obbligo di custodirlo e di restituirlo nello stato in cui gli è stato consegnato" (Cass. 23 agosto 1990, n. 8615, FI, 1991, I, 1523; RCP, 1991, 279; AGCSS, 1991, 15; NGCC, 1991, I, 181; CorG, 1991, 197). Nell'escludere la tesi della locazione, quindi, la Suprema Corte pone in evidenza che il godimento della porzione di spazio in cui il veicolo trova collocazione assume, nel contesto della pattuizione, rilievo del tutto marginale, se non nullo, come è testimoniato dall'osservazione che il cliente è normalmente indifferente al "posto" in cui la sua autovettura viene collocata. E prosegue: "L'obbligazione principale del gestore del parcheggio, in relazione a quello che è l'interesse prevalente del cliente, è invece certamente quello di custodire l'autovettura che il cliente lascia nel parcheggio proprio per evitare di lasciarla in luogo pubblico, con i conseguenti rischi relativi alla mancanza di custodia. In realtà non è il titolare del parcheggio che consegna l'area al cliente (come dovrebbe essere se si trattasse di locazione) ma esattamente il contrario: è il cliente che consegna la sua automobile al predetto titolare, ricevendone in cambio un documento che lo legittima a riprenderla. È quindi evidente la preponderanza dell'elemento dell'affidamento del veicolo con conseguente obbligo di custodia e di riconsegna secondo lo schema generale del contratto di deposito" (Cass. 23 agosto 1990, n. 8615, FI, 1991, I, 1523; RCP, 1991, 279; AGCSS, 1991, 15; NGCC, 1991, I, 181; CorG, 1991, 197).
Il medesimo principio trova applicazione con riguardo al parcheggio a pagamento - ad esempio mediante parchimetri - in aree urbane. Secondo la Suprema Corte - che richiama come conformi precedenti Cass. 9 agosto 1985, n. 4420, AGCSS, 1985, 955; Cass. 13 gennaio 1988, n. 179, AGCSS, 1988, 302; RGCT, 1988, 433 - in tal caso, "l'imposizione da parte del Comune di un pagamento progressivo e differenziato secondo la durata, a mezzo di meccanismi funzionanti con l'introduzione di monete (c.d. parchimetri) è legittima solo nel caso di parcheggi con custodia, trovando il pagamento medesimo giustificazione nel rapporto privatistico che si instaura, accanto a quello pubblicistico, con l'affidamento e l'assunzione in custodia del veicolo" (Cass. 3 dicembre 1990, n. 11568, AGCSS, 1991, 208; RGCT, 1991, 205).
In definitiva, secondo l'opinione più diffusa, il contratto di parcheggio è un contratto atipico, per la cui disciplina occorre far riferimento alle norme relative al deposito
(Cass. 14 giugno 1996, n. 5461, DR, 1997, 117; VN, 1996, 1322; Cass. 21 giugno 1993, n. 6866, FI, 1994, I, 1110; GI, 1994, I, 1, 1063; Cass. 3 dicembre 1990, n. 11568, AGCSS, 1991, 208; RGCT, 1991, 205; RDCo, 1992, II, 381; Cass. 12 dicembre 1989, n. 5546, RFI, 1989, Deposito, n. 6; Cass. 22 dicembre 1983, n. 7557, AGCSS, 1984, 197; AC, 1984, 379; GI, 1985, I, 1, 254; Cass. 25 febbraio 1981, n. 1144, GI, 1981, I, 1, 1584; Cass. 16 novembre 1979, n. 5959, RFI, 1979, Deposito, n. 7).
par. 5.3. - Nel caso in esame, non può dubitarsi della circostanza che la collocazione del veicolo entro lo spazio a ciò destinato dal gestore dell'albergo (ben visibile nelle fotografie dei luoghi di causa) comportasse la stipulazione di un contratto di parcheggio, nel senso indicato, connotato da una prevalente (anche se certo non esclusiva) funzione di custodia.
In verità, il fatto stesso che il parcheggio accedesse ad un albergo depone in tal senso, dal momento che, per definizione, il cliente il quale raggiunga l'albergo con la propria autovettura non dispone di un luogo ove ricoverarla, al fine di proteggersi da sempre possibili furti: di guisa che il parcheggio, inteso anche come strumento di protezione del veicolo, è un elemento non secondario dell'offerta dell'albergatore. Nel caso in esame, poi, la finalità di custodia era del tutto manifesta nella dicitura contenuta nel depliant pubblicitario, "parcheggio con chiusura notturna": la sottolineatura della chiusura notturna, infatti, è evidentemente diretta a sollecitare l'interesse della clientela a fruire della custodia del proprio veicolo, né è possibile ipotizzare una ragionevole lettura alternativa dell'espressione.
A conferma della finalità di custodia che caratterizzava nella specie il contratto di parcheggio sta la circostanza che la società di gestione dell'albergo vi avesse collocato un guardiano. Priva di ogni plausibilità, in proposito, è la tesi dell'appellante secondo cui detta persona avrebbe avuto (soltanto) l'incarico di impedire che soggetti estranei all'albergo tentassero di parcheggiare entro l'area: non è difatti in alcun modo credibile che l'uomo non dovessi altresì vigilare in ora diurna (essendo il parcheggio chiuso di notte) non solo sugli ingressi, ma anche sulle uscite dall'area.
Ad ulteriore conferma sta alla circostanza che il P., come confermato dalla moglie, aveva consegnato alla reception le chiavi dell'autovettura, senza che risulti che tale consegna era stata determinata dalla circostanza che il veicolo fosse stato mal parcheggiato, in modo da dover essere spostato.

par. 5.4. - In ordine al quantum, non si rinvengono, per la verità, specifiche contestazioni formulate in primo grado, sicché la questione del valore del veicolo spiegata in questa sede risulta nuova e pertanto preclusa ai sensi dell'articolo 345 c.p.c.
In ogni caso, l'attore ha provato di aver acquistato il veicolo per L. 41.500.000 del 2000, mentre la valutazione riconosciuta dal primo giudice è conforme a quella della rivista specializzata "Quattroruote". In tale frangente, sarebbe stato onere della società convenuta-appellata dedurre e provare che il veicolo era in condizioni deteriorate, tali da comportarne una flessione del valore.
Priva di fondamento anche l'eccezione di violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto il pronunciato: versandosi in ipotesi di obbligazione di valore, infatti, correttamente il primo giudice ha provveduto ad addizionare al valore capitale degli interessi calcolati sulla base dei criteri indicati dalla richiamata Cass., Sez. Un., 1712 del 1995.
par. 6. - Le spese del grado seguono la soccombenza.

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